I taccuini di Tarrou – 320

Come scrive Dostoevskij alla moglie Anna nella lettera del 13 agosto 1879, una delle sue lettere più cupe e disperate, pervasa dal sentimento della fine, la mia non è più solitudine, ma silenzio, un «assoluto silenzio».

Se si escludono i libri, sono la mia unica compagnia. Parlo a me stesso, scrivo per me stesso, come se fossi l’umanità intera, dunque come un pazzo. In fondo è sempre stato così, ma in passato avevo almeno la speranza di poter parlare a qualcuno, ora non più ed è come se fossi rinchiuso in una cella d’isolamento, nella quale tutto il mio sapere non serve a niente, neppure ad uccidermi, ed è forse questa la cosa peggiore.

Non c’è pace, non potrà mai esserci pace, ma soltanto rassegnazione, e la rassegnazione, forse, non basta a curare l’angoscia.

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Informazioni su Simone Germini

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi «Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist», pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi «Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter». Dal 2012 al 2018 sono stato caporedattore del blog «Freemaninrealworld». Insieme con Lorenzo Pica, Raffaele Rogaia e Marco Zindato ho fondato il sito iMalpensanti.it. Sul blog «Bazzecole» i maldestri tentativi di scrittura creativa. Per info e contatti simonegermini@yahoo.com.

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