I taccuini di Tarrou – 419

Non ho mai voluto che l’idea del suicidio fosse per me soltanto un «efficace strumento di consolazione», come scrive Nietzsche, con il quale superare «bene molte cattive notti». È mediocre, e vile, fare del suicidio uno strumento di sopravvivenza, un palliativo contro le sofferenze più terribili. Il suicidio, se consapevole, lucido, ragionato, realmente scelto, è una grande opportunità di affermazione della propria individualità e, soprattutto, di liberazione dall’agonia della vita. È disonesto e meschino svilirlo in questo modo, servendosene come un antidepressivo, come fa l’arpista di Goethe. La vita-agonia o la morte-liberazione: tertium non datur.

I taccuini di Tarrou. Un altro anno di resistenza , , , , , , ,

Informazioni su Simone Germini

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi «Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist», pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi «Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter». Dal 2012 al 2018 sono stato caporedattore del blog «Freemaninrealworld». Insieme con Lorenzo Pica, Raffaele Rogaia e Marco Zindato ho fondato il sito iMalpensanti.it. Sul blog «Bazzecole» i maldestri tentativi di scrittura creativa. Per info e contatti simonegermini@yahoo.com.

Precedente I taccuini di Tarrou - 418 Successivo I taccuini di Tarrou - 420

Lascia un commento