I taccuini di Tarrou – 14

Gli sguardi di Carlo, nei suoi Autoritratti, sono severi e tormentosi come accuse per colui che si riconosce nel suo pensiero, nella sua storia, nella sua persona e, nonostante ciò, è ancora in vita. Al termine della lettura della biografia di Carlo un pensiero vigliacco, lo confesso, mi ha attraversato la mente: egli, come Cristo, è morto per tutti noi, ci ha liberato dal peso della morte (un po’ come Werther libera Goethe). Ma non è così che funziona, no, non è così: ognuno deve vivere la propria morte; non c’è nessuno che ci abbia mai liberato da questo fardello, che sia morto al posto nostro. L’uomo, ogni uomo deve avere il coraggio di sostenere la propria fine, di viverla, primo e ultimo, solo e abbandonato nel deserto dell’esistenza.

Autoritratto di Carlo Michelstaedter del 1908
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Informazioni su Simone Germini

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi «Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist», pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi «Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter». Dal 2012 al 2018 sono stato caporedattore del blog «Freemaninrealworld». Insieme con Lorenzo Pica, Raffaele Rogaia e Marco Zindato ho fondato il sito iMalpensanti.it. Sul blog «Bazzecole» i maldestri tentativi di scrittura creativa. Per info e contatti simonegermini@yahoo.com.

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