I taccuini di Tarrou – 485 – Il giudice Porfirij

Il giudice Porfirij è forse il personaggio di Dostoevskij che, meglio di ogni altro, incarna la coscienza umana.

È straordinario il momento in cui Porfirij rivela a Raskol’nikov, durante il loro terzo e ultimo incontro, il valore della sofferenza, esortandolo a farsi carico del castigo, ad assumere su di sé il peso della colpa dinanzi agli uomini e alla loro giustizia, ma senza rettorica, semplicemente, umanamente. In questo momento Porfirij non è un giudice istruttore che si rivolge a un sospettato, ma un uomo che si rivolge a un altro uomo. Porfirij non priva Raskol’nikov della propria dignità umana, ma la esalta, mettendo non l’assassino, ma l’uomo dinanzi alla propria responsabilità. Porfirij non ordina e non condanna, ma persuade, rivelando a Raskol’nikov che soltanto la vita, ovvero il castigo e la sofferenza, lo riporterà alla vita. Nella sua profonda conoscenza dell’animo umano, sa che per una natura estrema come Raskol’nikov l’unica alternativa al castigo e alla sofferenza è il suicidio.

Porfirij è la coscienza luminosa, la coscienza persuasa che vive in ogni uomo, anche se troppo spesso lo ignoriamo.

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