I taccuini di Tarrou – 94

Credevamo di essere invulnerabili, di poterci permettere tutto, di essere al riparo dall’orrore della Storia, dalla sua violenza, dalla sua ferocia, di vivere in una botte di ferro, come il borghese ideale di Michelstaedter: un’illusione. Negli ultimi due anni la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi, così novecentesca, così vicina a noi, ci hanno rivelato spietatamente la nostra fragilità, la nostra insignificanza, la nostra impotenza, l’inestirpabile radice tragica dell’esistenza umana, in balia del caso e della bestialità dei potenti. Della consapevolezza, traumaticamente ritrovata, della fragilità, dell’insignificanza, dell’impotenza dovremmo fare la nostra forza. Come può un uomo conscio dei propri limiti, della propria aleatorietà ontologica spargere dolore, morte e distruzione? Non è facile, lo so, lo capisco, e fin quando non ci libereremo delle idee nefaste di potere e ricchezza saremo esposti alla ferocia della Storia. In ogni interesse materiale è nascosto un seme del male, pronto a germogliare e spargere dolore, distruzione e morte. Siamo regrediti di un secolo, sotto tutti i punti di vista, dalla guerra al linguaggio, e questo dimostra, per l’ennesima volta, quanto sia illusorio il concetto di progresso, fantomatico mito moderno. Senza un progresso individuale non c’è un progresso storico, collettivo, non c’è memoria, non c’è vera pace, ma un lunghissimo, interminabile presente fatto di violenza e sangue. Cosa sono settant’anni di pace nella storia dell’uomo? Niente, una parentesi insignificante, un soffio di vento, un’eccezione che conferma la regola.

Viviamo nella realtà ciò che abbiamo letto nei libri di storia, ciò di cui sentivamo parlare con terrore i nostri nonni e credevamo non ci riguardasse più, ma dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi non abbiamo fatto nulla per eliminare quelle condizioni favorevoli all’incubo storico, e noi cosiddetti occidentali in primis. Non abbiamo fatto altro che rimuovere, fingendo di ricordare, permettendo ciò che in alcun modo avremmo dovuto permettere, spargendo sangue in angoli del mondo dimenticati da dio, come se le vittime di quei conflitti lontani non avessero la nostra stessa umana dignità, ma il rimosso torna sempre e allora non è più possibile illudersi, non è più possibile distogliere lo sguardo, voltarlo dall’altra parte, il terreno crolla sotto i piedi e le luci artificiali, le menzogne, che illuminano le nostre vite si spengono, lasciandoci in un buio terribile, quel buio che, di fatto, è la nostra condizione permanente, anche se l’illuminazione innaturale delle illusioni e delle menzogne ci convince del contrario. Fin quando questo mondo resterà il nostro mondo l’oscurità resterà il nostro stato, e verranno sempre momenti drammatici come questo a ricordarcelo.

Mark Rothko, Untitled (Black on Gray)
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