I taccuini di Tarrou – 23

Ci sono momenti, giorni in cui perdo il filo, in cui la trama del linguaggio, e con essa quella della riflessione, si sfilaccia. Le parole divengono suoni vuoti e insensati, meri significanti privi di significato. Allora devo strapparmi con violenza dalla pagina per non impazzire. Tentare di scrivere durante queste crisi sarebbe come tentare di abbattere un muro con calci e pugni – ci si fa del male e basta. È come se all’improvviso, e senza una ragione, si sgretolasse quell’equilibrio spirituale che ogni sacrosanto giorno, con mia grande fatica, tento di costruire per non sprofondare nel nulla. Perché un conto è vivere il nulla, vederlo ovunque attorno a sé, dentro di sé, percepirlo sulla propria pelle, un conto è precipitarvi. In quest’ultimo caso non c’è possibilità di resistenza, ma solamente la follia o la morte.

In questi momenti un effetto benefico è dato dal lavoro fisico, dalla fatica e dalla stanchezza materiale che ne consegue, la quale svuota la mente e agisce come una sorta di anestetico. Soltanto dopo aver ritrovato la lucidità mentale, le certezze linguistiche e l’equilibrio spirituale posso tornare a scrivere.

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Informazioni su Simone Germini

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi «Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist», pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi «Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter». Dal 2012 al 2018 sono stato caporedattore del blog «Freemaninrealworld». Insieme con Lorenzo Pica, Raffaele Rogaia e Marco Zindato ho fondato il sito iMalpensanti.it. Sul blog «Bazzecole» i maldestri tentativi di scrittura creativa. Per info e contatti simonegermini@yahoo.com.

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