I taccuini di Tarrou – 136

Sono un uomo superfluo, un uomo inutile, che non fornisce alcun contributo alla società, che ha sempre messo davanti alla forma la sostanza, davanti alla materia lo spirito, davanti all’interesse l’ideale, che ha concentrato tutte le sue attenzioni, tutte le sue energie su ciò che non si vede, che non ha un costo, non ha un prezzo, non si compra e non si vende. È proprio qui, nella superfluità, nell’inutilità che risiede gran parte del mio dramma individuale, la ragione del mio isolamento, della mia solitudine. A livello sociale, sono una delle persone peggiori del mondo, un parassita. Ciò che ho fatto, i miei studi, le mie tesi di laurea, i miei saggi non hanno alcun valore, non hanno alcuna importanza, non sono un vero lavoro, perché non danno un guadagno. A cosa serve un letterato? Cosa importa alla società di lui? Ciò che al letterato importa della società: niente. L’indifferenza è reciproca. E in questa indifferenza si concentra tutto il mio sciocco e malsano orgoglio.

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