I taccuini di Tarrou – 111

Qualche giorno fa ho conosciuto Silvia. Silvia ha cinquantuno anni, è italiana e fa la prostituta. Mi ha detto che le ispiravo fiducia e così mi ha raccontato la sua storia. Del resto, non c’è molto da raccontare, è tutto dolorosamente noto e semplice.

Silvia ha lasciato la scuola presto, a sedici anni, senza diplomarsi. Ha lavorato per una vita come cameriera, fino a trentacinque anni, quando è stata licenziata e si è ritrovata in mezzo a una strada, senza un soldo in tasca. Costretta a rivolgersi alla caritas, un giorno, mentre sfogliava un giornale locale, ha trovato degli annunci di escort e ha deciso di tentare, di prostituirsi per vivere. All’inizio fu traumatico e Silvia cercò conforto nell’alcol: beveva per dimenticare il dolore, per vendersi in uno stato d’incoscienza, senza pensare, dimentica di se stessa. Un dramma al quale Silvia decise di porre fine. L’alcol la stava distruggendo, l’aveva ridotta a una larva umana, a mera carne da macello e lei trovò la forza di dire basta, di ribellarsi al demone della bottiglia, consapevole di non poter continuare a vivere ancora molto a lungo in quelle terribili condizioni. Si domandò se non ci fosse un altro modo per approcciarsi al suo nuovo mestiere, per viverlo con serenità, dal momento in cui per lei non esistevano altre possibilità di sopravvivenza (la società le aveva ormai sbarrato tutte le strade). La soluzione di Silvia a questo problema devo confessare che mi ha sorpreso: credevo che una donna potesse trovare un equilibrio nella prostituzione solamente attraverso il distacco, la freddezza, la netta separazione di spirito e corpo, l’adozione di un approccio sessuale meccanico, da catena di montaggio e via dicendo. Invece Silvia decise di dare tutta se stessa, di abbandonarsi spirito e corpo alla prostituzione, di tentare di costruire in ogni singolo incontro con i clienti un rapporto umano, basato sull’affetto, il calore e la sincerità. Certo, non tutti i clienti le permettono di fare ciò, ma resta sempre questo il suo atteggiamento. Grazie a questo sorprendente approccio Silvia ha raggiunto un nuovo equilibrio, una nuova serenità. Ciò non significa che si sia arresa alla prostituzione, anzi, mi ha detto che tra qualche mese, al massimo un anno, smetterà di fare questo lavoro e si dedicherà ad altro. Le auguro di riuscirci.

Vincent van Gogh, Testa di donna con i capelli sciolti o Testa di prostituta
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Informazioni su Simone Germini

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi «Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist», pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi «Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter». Dal 2012 al 2018 sono stato caporedattore del blog «Freemaninrealworld». Insieme con Lorenzo Pica, Raffaele Rogaia e Marco Zindato ho fondato il sito iMalpensanti.it. Sul blog «Bazzecole» i maldestri tentativi di scrittura creativa. Per info e contatti simonegermini@yahoo.com.

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