I taccuini di Tarrou – 107

Dostoevskij ci rivela, ci denuda, ci spiega, mostra la nostra misteriosa complessità, le nostre contraddizioni, le nostre lacerazioni, le nostre devastazioni, le nostre luci e le nostre ombre, le nostre grandezze e le nostre miserie, riporta in superficie la radice tragica, dolorosa dell’esistenza umana, e nella sofferenza ci esorta a trovare la felicità. È questo il suo ultimo, più profondo e luminoso messaggio, espresso da Zosima nei Fratelli Karamazov: nel dolore si può essere felici. Non escludo che sia possibile, ma per trovare la gioia nella sofferenza è necessaria la fede, è necessario l’amore (vero amore e fede sono la stessa cosa), due tesori che non ho mai posseduto. Ramingo in un deserto di solitudine, posso solo sostenere il dolore, senza sperare di trovarvi nulla, e non è semplice. Forse, in queste condizioni devastanti, anche la mia vita, come quella di Michelstaedter, non si può vivere. Forse sono andato già ben oltre le mie capacità e non la pace, ma la morte dovrei cercare.

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